Riflessioni.


L’università è iniziata già da un pò e la mia vita ha ripreso il ritmo di sempre. Casa…facoltà…casa….facoltà….casa…Milano…Cremona…Milano…casa…facoltà…casa….facoltà…. e così via.

E’ l’ultimo anno che passo qui ed il cambiamento un pò mi spaventa e un pò mi esalta. Mi è sempre piaciuto fare esperienze nuove e sapere di avere Lui al mio fianco, qualsiasi cosa accada, mi fa sentire protetta e supportata. Il cambiamento non può non essere che in meglio. Innanzitutto addio ai viaggi estenuanti tra casa e facoltà! Finalmente dovrò prendere UN SOLO TRENO, per circa 30/40 minuti…metà del tempo che impiego qui (yuppiii!!!)! Inoltre, tutto è più OR-GA-NIZ-ZA-TO!!! Ora, io non sono una maniaca del controllo, ma sò che per dare il mio meglio devo essere messa in grado di fare le mie scelte in base alle tempistiche che mi prefiggo, cosa che ancora non ho avuto modo di sperimentare qui a Roma. QUI TUTTO VIENE LASCIATO AL CASO. Come se dare esami su esami fosse un privilegio, un favore personale. Li, invece, a quanto mi hanno riferito, è considerato ancora un diritto. Per carità, è stata una bella palestra in cui farmi le ossa, perchè nel mondo reale non tutto va sempre come ci aspetteremmo e programmiamo, quindi ringrazio per aver avuto modo di imparare a cavarmela qualsiasi cosa accada e a non prendermela troppo davanti alle delusioni, ma…parliamoci chiaro…non mi mancherà affato!

Credo che quel che più mi mancherà sarà la sensazione che mi dà essere qui. Perchè sentirsi QUI, per me, è SENTIRMI A CASA. Amo la mia città, e spesso mi sorprendo a non sentirmi affatto fuori uscendo in giro per la vie che normalmente percorro. E’ tutto così familiare, tutto così bello e ogni-cosa-al-posto-giusto. Sedermi sul bordo di una fontana a guardare la stupefacente meraviglia del circondario mi fa sentire un pò come se fossi distesa sul divano a leggere un libro bellissimo! Sono rilassata e completamente assorbita. Sono un  camaleonte che passeggia per questa città.

Lì non mi succede. Mai. Neanche in casa.

Sarà che da quando faccio la spola, di case me ne sono passate sotto i piedi! Questa è la terza in cui ci trasferiamo, e questa instabilità si riflette anche sul mio umore! Per me fuori da quelle quattro (e dico quattro di numero) mura c’è l’ignoto. Provo a spiegarmi: non mi sono mai persa per quei dintorni, non ho mai esplorato un posto cercando di raggiungerne un altro, non ho mai assistito ad eventi che mi permettessero di conoscere meglio il tessuto di quella città, cosa che, invece, mi è successo qui più e più volte.  Quest’estate, in un impeto di temerarietà, mi sono concessa una corsa al parco sotto casa. Mi sono sentita persa, spaesata, un pesce fuor d’acqua. Me ne sono letteralmente tornata nel nostro appartamentino con la coda tra le gambe. Ma perchè!? Perchè non ci riesco!?!

E’ questo che devo capire. Una volta afferrato il problema, saprò anche come risolverlo, ne sono certa.

Forse è perchè effettivamente sò che mi mancheranno tantissime cose. La mia famiglia, per esempio. Credevo non l’avrei mai detto, visto il clima che si era creato due anni fa, quando ero pronta ad abbandonare tutto e tutti pur di non iniziare l’università qui e trasferirmi subito. Eppure. Il rapporto con mia madre è nettamente migliorato, probabilmente perchè sono cresciuta ed anche lei ha trovato serenità in questo nuovo lavoro. Riusciamo a ridere e a scherzare accanendoci spesso e volentieri sul povero papà, che inzia a fare i conti col tempo che passa. Ma soprattutto ho imparato, alla veneranda età di 21 (quasi 22) anni, a parlarci, aprirmi, confrontarmi, chiedere consiglio.  Un’altra cosa che mi mancherà saranno i miei punti di riferimento. Qui sò quali sono i luoghi più suggestivi dove fare una passeggiata. Sò dove comprare scarpe bellissime e firmate a stock. Sò dove mangiare ottimi piatti giapponesi pagando pochissimo. Sò in quali posti non andare in certe ore del giorno e dove invece poter passare l’intera giornata. Sò dove leggere un libro immersa nel verde è piacevole in estate come anche in inverno. Sò che se voglio staccare dal mondo, metto le cuffie nelle orecchie e corro al parchetto a dondolarmi su un’altalena, magari aspettando il tramonto. Sò che, tornando dall’università alle 15 incontrerò sul mio percorso delle persone, alle 19 altre persone, alle 21 altre ancora, ma sempre le stesse. Io la vivo la mia città. E forse sarà proprio il dover creare una nuova vita diversa da questa che amo che mi rende più difficile il distacco. Per ora cerco di somatizzare la cosa e mi programmo, per questo anno che manca, di sforzarmi a trovare ogni lato positivo dei luoghi che mi aspettano e che diventeranno la mia nuova casa.

Ce la farò? Restate sintonizzati e lo scopriremo insieme! 😉

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