Il Dio denaro.


Si, io sono una che di solito “fà-polemica”. Ma per le cose giuste.

E non potevo non riportare questo episodio che mi riguarda molto da vicino, anche se non personalmente. Non dopo che sia venuto a galla così, come un fulmine a ciel sereno.

Non ho mai creduto che “La Sapienza”, l’ateneo nel quale, se il cielo mi assiste, entro la fine dell’anno prossimo riuscirò a laurearmi, fosse un’ottima scuola, ma per quel che Roma offre, è probabilmente la più formativa e “rinomata”(se in bene o in male lascio chi di dovere giudicare). Come probabilmente si sarà capito, io studio “Scienze dell’Architettura”, corso di laurea triennale che dovrebbe magicamente trasformarmi in una precaria con un contratto a progetto  (e a partita IVA!) con uno stipendio di circa 5- 600€…..SE ME DICE CULO!

Che il nostro corso di laurea non fosse semplice credo che tutti noi studenti lo abbiamo preventivato prima del fatidico “click” di conferma all’iscrizione al test d’ingresso. Credo anche che chi, effettivamente, è riuscito ad accedere avrà subìto una sorta di selezione, dal momento che il corso di laurea è a numero chiuso, e solo i più “bravi” o “meritevoli” o quantomeno “motivati” riescono ad accedere. Tutti bravi ragazzi pronti a farsi in 4, a sgomitare in questo mondo competitivo dove: ognuno per se, Dio per tutti, dove si, siamo amici, ma ti cerco solo quando mi servi, dove: ehi, mi daresti una mano? e poi quando serve a te trovi solo un esercito di schiene voltate.

Ma credo sia così un pò da tutte le parti, non mi aspetto di trovare situazioni diverse quando mi trasferirò al nord, nè nel mio (se spera!) futuro posto di lavoro, qualunque esso sarà. Il mondo oggigiorno va così, si può contare sempre e solo su se stessi…dopotutto ci conosciamo dalla nascita, se non ci fidassimo di noi stessi, di chi dovremmo, allora?

Del Dio denaro. Si. Su di lui ci si può sempre fare affidamento. Anche a costo di mancare di rispetto ai propri colleghi che giorno dopo giorno si fanno un mazzo infinito arrampicati su pile di libri e passando nottate intere catatonizzati al computer per sfruttare tutte e 24 le ore per finire tavole su tavole. Credo che quel che è successo nella mia facoltà, soggetto anche di un servizio di “Le Iene”, sia stato causato anche dal malcostume che negli ultimi anni imperversa nel nostro paese, indotto in primis dai nostri politici. Chi meglio di loro ci può dare l’esempio di come sia il denaro oggi a gestire ogni tipo di rapporto interpersonale? Ma non mi dilungo su questo, l’argomento qui è un altro.

Quel che più mi preoccupa è che questo meccanismo si sia già insinuato nella mente e nel costume di noi giovani, noi che un giorno saremo chi effettivamente cambierà questo paese, sperando, in meglio. Noi che facciamo manifestazioni, noi che siamo stufi della situazione italiana, noi che ci sentiamo dire che avere una laurea non è un’assicurazione al lavoro. Noi che dobbiamo rinunciare, o comunque posticipare, la realizzazione di una carriera, l’avere una casa, dei figli, perché non possiamo permettercelo. Oggi solo chi può fare affidamento su una famiglia abbiente può permettersi tutto ciò che vuole quando vuole per la propria vita. Quindi perché sorprendersi quando gli studenti che possono, e vogliono, pagano i propri docenti pur di passare gli esami più difficili e laurearsi, quindi, entro i tempi? E perché sorprendersi se i professori, nella situazione attuale di tagli e licenziamenti, di classi che spariscono e di corsi soppressi, colgono la palla al balzo per guadagnare puliti puliti esentasse 2000 euro a esame?

Naturalmente non si tratta di TUTTI i professori, ma solo di qualche caso isolato. Ciò però deve far riflettere la classe dirigente, coloro che ci guidano verso il futuro. Cosa si ottiene percorrendo questa etica lavorativa? Cosa ci insegnano loro, che saranno i nostri ultimi maestri di vita prima di gettarci in pasto ai leoni?  Che fallire non significa soccombere. Che se si fallisce con le proprie capacità, ci sarà sempre un modo per ottenere quel che si vuole…quale? Pagare. Non si viene incentivati ad impegnarsi, a tentare e tentare ancora, fino a raggiungere dei risultati, le proprie soddisfazioni. Ma dove è finito l’orgoglio? Dove sono le persone che davanti a un fallimento si rimboccano le maniche e si impegnano il doppio, finchè non si arriva alla meta? Ma con che coscienza, un giorno, entreranno nel mondo lavorativo consci di non avere determinate fondamentali basi per operare il mestiere? Questo mestiere che ha, come tanti altri, a che fare con le vite delle persone! Avere fiducia negli edifici dove trascorreremo le nostre giornate deve essere fondamentale, e spesso si soprassiede troppo su questo punto!

Naturalmente non si tratta nemmeno di TUTTI gli studenti. Almeno nel mio caso, posso ritenermi una persona che ha creduto, crede, e crederà sempre nel valore dell’onestà, dell’interesse intellettuale verso tutto ciò che mi circonda, nell’approfondimento inteso come curiosità costante che mi porta a chiedere il perché di tutto ciò che affronto, perché mossa da un vero, autentico amore per il sapere. Perché solo così si è VIVI. Solo così non non abbasseremo mai la testa davanti a scelte sbagliate che altri, a monte, fanno per noi, proprio perché sapremo riconoscerle! Perché io ci spero nel mio futuro e vorrei che i miei figli vivano un’italia pulita, onesta, conviviale, collaborativa e soprattutto vivibile, sicura! Un futuro nel quale saper riconoscere il vero valore delle persone, distinguere chi veramente merita la nostra stima, ma non in base a quanto è gonfio il suo portafoglio, no. In base alle sue scelte. In base alle sue AZIONI.

Il video che racconta l’accaduto lo trovate cliccando QUI e QUI.

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