Poi dicono che scleri.


Mercoledì pomeriggio, ultima revisione prima della consegna. Nel gergo architettonico significa “ultimo ok per arrivare all’esonero senza problemi”. Laboratorio di progettazione 3, l’ultimo, in teoria, del triennio. Finalmente non abbiamo più a che fare con le solite casette ripropinate in tutte le salse: doppie, in stile, da ristrutturare. No. Questa volta dobbiamo progettare una “foresteria” ad uso esclusivo per gli artisti del MAXXI. Iniziamo col dire che nessuno si è preso la briga di spiegarci cosa sia una foresteria, se non con:  “una specie di albergo“. Continuiamo col dire che siamo stati divisi in gruppi di circa 30 studenti seguiti da 1 o (chi è stato fortunato) 2 assistenti del prof. Sembrava fossi stata fortunata, visto che ero capitata nel gruppo con due assistenti. E invece.

Invece ‘sti due mal capitati al posto di spiegare qual’è il mood della progettazione non fanno altro che girare intorno alle cose, senza mai indicare la direzione da percorrere con le nostre idee. Mai che ci consiglino autori di riferimento, che rispondano esaustivamente alle nostre domande. Con loro ho avuto modo di fare 3 revisioni. La prima, in cui erano presenti entrambi, in cui mi hanno fatto capire che ero “troppo avanti” con le idee. Troppo avanti?! La seconda c’era solo lui, l’occhialuto impizzettato, e oltretutto gli rodeva pure! Ammettendolo lui stesso, ha esordito con un “oggi sono stanco, non sono per niente in vena!”. “….”, e sostenendo che il mio progetto doveva prima essere approfondito dal punto di vista degli spazi, in ultimo, da quello dei collegamenti. Ok. Terza ed ultima revisione, c’era lei. Guarda il mio progetto e mi fa alcune domande, senza esprimersi. Io rispondo e lei commenta, sempre con quel suo modo da squalo, girando intorno a quel che dovrebbe effettivamente dire. Accanto a me il professore vero e proprio, che in più occasioni prima della mia review aveva malamente ripreso la ragazza per quel che esternava circa le nostre idee. Il colmo! Si presuppone che un’assistente, in quanto tale, non venga ripreso dal professore, anzi, che ne sappia portare avanti lo stile e le idee, innovativamente! BAH. Fatto stà che di punto in bianco le strappa i miei disegni di mano e li guarda, in silenzio, la testa china. Mi guardo intorno, cerco lo sguardo rassicurante della mia compagna di corso. Hanno tutti un’espressione terrorizzata. Eccolallà. Ora mi si beve, ho pensato.

Mi chiede il perchè delle scelte tipologiche e distributive. Perfetto. Gli spiego il mio punto di vista, di come gli artisti, sotto pressione, dovrebbero essere accolti in un luogo che richiami calma e tranquillità, ma che sia anche utile e interessante da “vivere”. Che sia per loro fonte d’ispirazione ma anche di pace e serenità, dato lo stress delle continue esposizioni, conferenze stampa, interviste e lavoro da portare avanti. Gli spiego che in un punto strategico come quello in cui è posizionato il lotto sarebbe sprecato edificare e basta, quindi stò pensando di integrarci anche un parco pubblico pieno di verde e rigagnoli d’acqua. Gli spiego che vivere la città, anche dal punto di vista dei suoi cittadini, dovrebbe essere un’esperienza piacevole. “Si ma io tutto questo, guardando qui, non lo capisco. E questi che sò?” , “Collegamenti curvilinei vetrati”. A questo punto sono circondata anche dai ragazzi degli altri gruppi, attirati dal tono sempre più alto della voce del prof. “BASTA. HO SENTITO ABBASTANZA. Non si sono mai visti dei collegamenti curvilinei così! Non li ha mai fatti nessuno, non esistono! QUINDI NON LI PUOI FARE NEANCHE TU.”

Eccerto. Fanculo l’innovazione.

Così, torno a casa mogia mogia con solo alcuni fogli accartocciati in mano, con la triste prospettiva di dover ricominciare tutto daccapo. Olè!

Posso, però, a questo punto, ritenermi soddisfatta. In esattamente 3 giorni, 48h totali di lavoro, alzandomi dalla scrivania solo per i pasti (ma spesso mangiando anche davanti al pc), sono riuscita a creare una foresteria per artisti da ZERO. E non solo a ridisegnarla, studiandomi tutto il ridimensionamento degli ambienti. NO. Ho anche completato e impaginato le tavole, pronte per la consegna. Devono solo passare attraverso una stampante.

E’ un record personale quindi….incrociamo le dita!!!

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One thought on “Poi dicono che scleri.

  1. Innovazione è un’attività di pensiero che, elevando il livello di conoscenza attuale, perfeziona un processo migliorando quindi la qualità di vita dell’uomo. Innovazione è cambiamento che genera progresso umano; porta con sé valori e risultati positivi, mai negativi. (Wikipedia)

    Basta con i vecchioni ottusi delle università, spazio ai giovani, all’inventiva, a chi ha ideali e a chi vuole scoprire! Altrimenti oggi staremmo ancora camminando su una Terra…piatta!

    Sei stata bravissima Sara! E, a parte oggi che hai la necessità del voto, fregatene di chi ti dice “non si può fare xkè nessuno lo ha mai fatto”!

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