Dreams.


Ci sono volte in cui mi sveglio e penso: “Cavolo che sogno!“.

Si, io sogno. Ad occhi aperti, chiusi, semi-chiusi, stanchi, vispi, elettrizzati, appiccicati, con la congiuntivite. Ma SOGNO. E ricordo pure tutto!

Stavolta parliamo dei sogni ad occhi chiusi. E ce n’è da dire. Penso che certe scene ispirerebbero altro che Tim Burton, James Cameron, Steven Spielberg. Ci sono certi sogni che, raccontandoli, chi mi ascolta ribatte con dei simpaticissimi “MACHETTESEIFUMATA?”. E il bello è che non fumo. E non bevo. Giuro.

Insomma, in quasi 22 anni di sogni, ormai ho stilato una classifica dei più belli/ricorrenti/coinvolgenti/spaventosi/realistici e oggi mi vien voglia di parlarne, probabilmente perchè anche stanotte è stata una notte da oscar.

Insomma: siamo io, Lui, mamma e papà. Luogo ignoto, ma quasi sicuramente fuori Roma. Io in macchina con papà. Lui in macchina con mamma. Va a capì, poi, il perchè. Appuntamento in un determinato luogo a una determinata ora, ma alla fine arriviamo in un altro posto, ad un’altra ora. Lo spiazzo in cui ci fermiamo con la macchina somiglia vagamente al Circo Massimo, ma più piccolo, più verde, senza marciapiede e senza alberi. Oltre il suo fuoco più a nord, un bosco. C’è il sole ma fa freddo. Inizio a prendermela col guidatore, dal momento che no, non era lì che dovevamo arrivare. Chiamo mamma per informarla che abbiamo sbagliato strada, e, quindi, suggerendole di raggiungerci. Non sò neanche spiegarle come arrivarci, semplicemente le descrivo il posto. Stranamente (e chi conosce mia madre, sà perchè dico così) riescono a raggiungerci (probabilmente guidava Lui) e parcheggiano dietro di noi .

D’un tratto cambio posizione, girandomi nel letto e cambiano personaggi, ambientazione, ora del giorno (il bello è che, mentre dormo, me ne accorgo e rosico pure!).

E’ sera, siamo io e la mia cuginetta di 11 anni (però cresciuta di almeno qualche primavera, o forse sono io, ma in versione più giovane) e siamo a ridosso del bosco prima indicato. Decidiamo di oltrepassarlo, lei mi dice di esserci già stata e che, quindi, conosce la strada. Passiamo zigzagando tra i fusti degli alberi, percorriamo una strada sterrata che passa in mezzo a tutta una serie di gabbie disposte in fila, all’ingresso della quale ci accoglie un tacchino gigante color tortora (ok, mi arrendo, chiamate il 118!). Dopodichè sbuchiamo a ridosso di una scalinata. Scendiamo e arriviamo in un paesino nel quale si stà svolgendo una festa, o una sorta di palio. Il mood sembra divertente ma misterioso, mentre vaghiamo a zonzo per le sue viuzze. Ci sono musici, saltinbanchi, venditori, mangiatori di fuoco, chi compra, chi vende, chi mangia, chi beve. L’atmosfera è più o meno COSI’, COSI’ e COSI’, per intenderci. Insomma, ci troviamo circondate da questa marmaglia rumorosa e musicante, affascinante e appiccicosa. D’un tratto la mia cuginetta (o la Me ringiovanita, che dir si voglia) si ferma davanti a un venditore di ori. Orecchini, bracciali, girocolli, spille, tutti di foggia antica, very very vintage. Non sò perchè, probabilmente ero girata, ma questo a un certo punto chiude il banco sul quale esponeva la mercanzia, e scappa! Parecchie cose gli cadono. La mia accompagnatrice decide di raccogliere tutto ciò che era caduto a terra. Io la invitavo a desistere. Fatto stà che si infila una manciatella di orecchini e bracciali in tasca e non se ne parla più. Però evidentemente a qualcuno non dev’essere andata a genio la cosa, dal momento che un gruppetto di persone inizia ad inseguirci (torce e forconi, proprio come nei film!). Le chiedo se ricorda dove fosse parcheggiata la macchina (di chi, non si sà), visto che quelle dei miei genitori erano al di là del bosco, e, per raggiungerle, bisognava riattraversare folla urlante, bancarelle e tacchini.

“Non ti preoccupare, me lo ricordo!”

La seguo. Arriviamo in un punto del paese dove regna la pace e il silenzio. Sembra disabitato, visto lo stato da rudere in cui versano gli edifici che ci circondano. Entriamo in una specie di stalla, polverosa, umida, nella quale, puta caso, c’è una macchina. Non mi pongo domande sul perchè sia rivestita da almeno 3 dita di polvere (va a capì da quanto tempo stava là!) ma, guarda un pò, non ho le chiavi. Il fatto che io non abbia ancora neanche la patente è un altro discorso, ma arriverà a breve, lo giuro. Mi metto a guardare in giro e mi rendo conto che, eheh, non trattasi di stalla! Alle pareti ci sono dei mobili in legno che nascondono, dietro alcune ante, tanti, ma TANTI cassettini minuscoli. Ne apro uno: un barattolino di vernice sintetica. Ne apro un altro: della foglia d’oro. Un altro ancora: attrezzi da cesellatore. Mi rendo conto che siamo in una specie di piccola fucina dove si realizzano gioielli falsi (o bigiotteria, che dir si voglia). La mia cuginetta tira fuori la refurtiva dalle tasche, molto meno di quel che aveva preso, si lamenta. Tira fuori un paio di orecchini e me li passa. Li gratto con l’unghia. Come sospettavo. Tira fuori un bracciale, e lo indossa. Puta caso ci troviamo proprio dove quella refurtiva è stata creata. Bello, tutto molto bello, SI, ma, COME CI TORNIAMO ORA A CASA?

Questo è il sogno che mi ha intrattenuta stanotte. Se c’è qualcuno che si diletta in interpretazione dei sogni, LO SFIDO A INDICARMENE IL SIGNIFICATO. Devo aggiungere, però, che questo è un sogno RICORRENTE. Di tanto in tanto mi ritrovo li. Stessa dinamica, compagnia diversa. Non sò esattamente ogni quanto mi ricapita di finirci, non tengo mai nota dei miei sogni. Però devo dire che l’atmosfera è sempre molto familiare, come se io e quel sogno (e tanti tanti altri che ricorrono di tanto in tanto) ci conoscessimo, ci stringessimo la mano con rispetto, e “prego si accomodi”, e “arrivederci, alla prossima”. Insomma, non sono normale, questo lo sapevamo. Però, oh, a me stà bene così. 🙂

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2 thoughts on “Dreams.

  1. O_O…che dire….no alcohol, no drugs, no smoke……..sei un mistero.
    A me l’ultima parte ricorda tanto la fiaba di Hansel e Gretel, quando entrano nella casa della vecchietta, che poi e’ una strega, e cominciano ad avere paura…
    Consiglio: non farti trascinare in posti che non conosci anche da chi conosci 😉

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