Alla fine…


Alla fine…l’impegno è stato ripagato. Il mio inalberamento, come non ricordarlo, di qualche giorno fà, evidentemente ha dato la scossa necessaria, l’input di voler dimostrare ai miei tutors che non hanno a che fare con una che scarabocchia pezzi di carta senza senso, che un cervello ce l’ha e tenta di usarlo.

E’ vero, non troverete monografie tra i miei scaffali, che a quanto stò apprendendo, sono di fondamentale importanza per la mia maturazione di futuro architetto. A mio parere sono di fondamentale importanza per rimpinguare le casse delle librerie. La più economica che ho trovato costava 50€. Quindi si. Lo ammetto. Sono una ladra. Io i libri d’architettura, di design, di arredamento, di allestimento dei giardini…li scarico da internet! E si trova veramente di tutto! Magari in inglese, così rispolvero un pò di lingua. E quindi, dopo quest’ammissione senza riserve allo step2 della fase progettuale mi ritrovo qui a gongolarmi ancora per un pò in questo senso di soddisfazione che solitamente le belle notizie mi portano.

Però, c’è un però. E’ il loro atteggiamento. Sono indubbiamente delle persone preparatisisme, ma non hanno chiaro un piccolo, sebbene fondamentale dettaglio. L’UNIVERSITA’ NON E’ PIU’ QUELLA DI UNA VOLTA. Per chiunque non lo sapesse, e si trovasse all’ascolto, se lo ripeta almeno una decina di volte in mente. E’ tutto diverso, di anno in anno. Ogni anno, l’universo scolastico va via via peggiorando. Io lo noto ora, dopo 3 anni. Lo noto proprio adesso perchè il bagaglio di nozioni che dovrei avere sulle spalle lo sento fin troppo leggero. Perchè i professori si stupiscono se nominando un’opera minore di un qualsivoglia architetto famoso noi rimaniamo attoniti fissando il nulla? Dicono che l’architettura non ci interessa. Bhè, se non ci interessasse, non ci troveremmo a sopportare giorno dopo giorno lezioni come Analisi 1-2, Statica 1-2, Fisica, Tecnologia e cavoli vari. Non saremmo li, pronti ad affrontare l’assenza di un prof dopo ore di viaggio per arrivare a lezione. Non ci perderemmo sacre nottate di sonno per terminare al meglio un progetto.

Il problema è che non è vero che non ci interessa. Ci interessa eccome. Ma l’interesse è cosa ben distinta dalla passione. L’interesse è il preliminare della passione. Quella va fatta divampare. E se non c’è nessuno che accende la miccia, cari professori, qui resta il gelo totale. Trovare professori che trasmettano quella passione per il loro lavoro e per questo universo è RARO. Troppo raro. Se non siete voi, i primi, attraverso le vostre esperienze, attraverso le vostre idee, attraverso i vostri punti di vista, a insinuare in noi il germe dell’amore per questa materia, bhè di certo non si scatenerà dal nulla un’epidemia. Che sia ben chiaro, siamo tutti ragazzi in gamba e pieni di buona volontà. Chi più paraculo, chi meno. Chi più spigliato, chi più ingenuo. Ma siamo tutti pronti a metterci alla prova e a dare il nostro meglio. Quel meglio, però, va saputo tirar fuori. Altrimenti per imparare una professione non servirebbero le università, saremmo tutti autodidatti.

Ora, io comprendo che il periodo non sia dei più propizi. Ve la state passando male anche voi. Però se veramente insegnare è stata la vostra scelta di vita, alla base di tale scelta non dovrebbe esserci, appunto, la passione nel trasmettere dei valori? Delle conoscenze? Delle capacità? Allora perchè spesso siete in ritardo, di cattivo umore, scortesi, irrispettosi, noiosi e puntigliosi? Perchè non affrontate la materia che vi siete SCELTI con il SORRISO SULLE LABBRA, infondendoci un pò di quel calore che essa stessa dovrebbe caricarvi a molla giorno dopo giorno? Voi state formando i professionisti del domani. E, essendo stati studenti anche voi, sapete benissimo che quanto più l’insegnante sà far immedesimare lo studente in talune circostanze, tanto più lo studente farà suo quell’insegnamento. Allora perchè l’importante è finire il programma? Affrontare quanti più argomenti nel minor tempo possibile? Decimare la classe con subdoli mezzucci perchè siamo troppi? Terminare prima le lezioni perchì “nun-gliela-faccio-ppiù”!?

Lascio in sospeso una riflessione su questo tema.

Sentitevi liberi di dire la vostra, siamo in un blog democratico! 😉

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3 thoughts on “Alla fine…

    • Io al primo anno ero esaltata, mi sentivo così fuori luogo, era tutto così nuovo, così diverso.
      Poi il tempo è passato, ed ora, a pochi mesi dalla laurea, mi sento nuovamente fuori luogo, ma nei riguardi del mondo del lavoro. Sento che questa “scuola” mi ha portata a ben poco, e tutto quel che sò fare l’ho dovuto imparare da sola, e non è quanto, qualitativamente parlando, effettivamente immaginavo. E comunque hai proprio ragione tu, l’ambiente universitario spesso e volentieri è ridicolo, fatto di apparenza(indecente, oltretutto) e poca sostanza.
      Che fare? Meglio riderci su. 😉

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