Primo incontro.


Ebbene si. Questo è il mio pubblico outing. Non stò bene, e devo ritrovare dove mi sono nascosta. Devo ritrovare la me che ero un tempo, organizzata ma non troppo. Motivata più che mai. Gioiosa di apprendere e incuriosita dalla conoscenza. Aperta con il mondo e affettuosa da morire. Il fatto è che….proprio non me lo ricordo dove mi sono appoggiata l’ultima volta!

Stanotte ho fatto un sogno: stavo facendo da baby sitter al bambino che abita al piano di sopra, di 8-9 anni, sceso un momento in casa nostra perché la mamma era occupata con delle commmissioni.  Allora cerco di intrattenerlo come posso e mi chiede di offrirgli qualcosa. Io non so esattamente cosa potere o non potergli dare dal momento che non lo conosco molto bene, non so se ha allergie, intolleranze o semplicemente se i genitori gli permettono di mangiare tutto. Così mi chiede una barretta di cioccolata. Io gli dico di starsene buono sul divano mentre gli metto dei cartoni animati perché devo fare una doccia e poi andare all’università, mamma era scesa al piano terra a scongelare qualcosa dal freezer che abbiamo giù. Solo che non tornava più ed io dovevo proprio andare, si stava facendo tardi.

Ecco. E’ bastato questo, e poco altro, a Benedetta per capire quale sia effettivamente il mio problema. Io mi stavo occupando di un bambino, che in quanto tale ha bisogno di attenzioni e di affetto. Quel bambino sono io, ovvero, è la parte di me che ha bisogno di aiuto. E, naturalmente, l’altra parte di me non sà come aiutarmi, perché effettivamente non mi riconosce più, tanto tempo è passato dall’ultima volta che si sono viste. Non sà di cosa ho bisogno, o cosa posso volere da lei. Così, è la parte più bisognosa di me a darle un indizio: ha bisogno di cioccolato, quindi di dolcezza, di affetto, di vicinanza, di consolazione, di pace. Ha bisogno di sentirsi bene. Di ricevere quel ristoro che solo il cioccolato può darle. E lo stà chiedendo a quella parte di me che da troppo tempo la ignora. Quella parte di me presa dalla vita, dagli impegni, dai troppi pensieri sul come, quando, perché. Quella parte di me dedita solo al dovere (infatti deve prepararsi per andare a lezione) e non più al piacere. Un dovere, oltretutto, svolto non più secondo i suoi tempi e i suoi modi, ma secondo quelli di altri. Per non deluderli. Per non distruggere le aspettative. Quelle aspettative che però stanno distruggendo la parte più bella, libera e fanciullesca di lei.

La sua guida, la mamma, non si trova. E’ impegnata a scongelare qualcosa. Quel qualcosa che molto probabilmente è proprio il blocco che sente dentro, il centro del problema. E’ infatti la mamma ad averle consigliato di parlare con Benedetta. Per farle sciogliere quel blocco di ghiaccio che ormai è diventata tutta la sfera delle sue emozioni. Emozioni che, nel momento in cui vanno affrontate, la fanno star male. E allora esplodono sotto varie forme, che siano bolle sulla pelle o, peggio, dei fortissimi mal di pancia. Bolle perché c’è qualcosa che le dà proprio fastidio, qualcosa che non approva ma che, come un boccone amaro, deve per forza mandar giù, e allora prudono e prudono e prudono fino ad arrivare al sangue. E i fortissimi mal di pancia perché tutto quel malessere da qualche parte deve poter detonare.

E’ stata illuminante questa chiacchierata, e finalmente sono riuscita a focalizzare il problema che mi assale da un paio d’anni a questa parte. DELUDERE LE ASPETTATIVE. Io sono TERRORIZZATA dal poter deludere le aspettative. Si perché, mi sono stati inculcati a forza talmente tanti modi di gestire la mia vita, la mia carriera universitaria, modi non richiesti, oltretutto, che hanno portato la me di un tempo a pensare sempre di più, sempre con maggior convinzione, di non essere in grado di gestire la sua vita autonomamente. Che qualsiasi cosa faccia, se la fa di sua spontanea iniziativa, la farà sbagliata. Perché altrimenti la lascerebbero fare come vuole e non starebbero sempre li a dire, e dire, e dire. Che tutto ciò che deve fare, lo deve svolgere entro un tempo prestabilito da terzi e non con le sue tempistiche già collaudate in passato. Ebbene, ormai la Sara che conoscevate non sò più chi è. Perché sapeva di essere qualcuno quando, seguendo il suo cuore e la sua mente, riusciva in tutto ciò che faceva. Ed ora che segue i metodi e le tempistiche altrui proprio non riesce più a focalizzare per CHI stà effettivamente vivendo la sua vita. Per quel qualcuno o per se stessa? E allora come riconoscere, effettivamente, quale sono io e quale no? Se prima le cose funzionavano bene ed ora funzionano, si, ma sento che non mi appartengono, come tornare indietro? E’ un seme che ormai ha germogliato ed estirparlo sarà davvero difficile. Perché anche se si tornasse ai vecchi metodi, ormai la me di ora sà cosa pensano e come ragionano le persone intorno a lei, e sà che comunque le deluderà perché agirebbe diversamente da come farebbero loro.

Però adesso è troppo. Si è arrivati ad un punto in cui anche solo pensare allo studio mi dà l’orticaria e quindi lo evito. Affrontare il mondo esterno mi fà star male e quindi lo evito. Mi chiudo in cose che sò che mi gratificano, come lo scrivere, il suonare, il dipingere, necessariamente quando sono sola, altrimenti potrei incorrere nel sarcasmo, o nelle critiche altrui. Che questo altrui siano i miei amici, i miei genitori o il mio ragazzo poco cambia. Ormai è un processo avviato, ed anche solo dare le indicazioni a un passante mi manda in tilt. Perché potrei sbagliare. Perché potrei non essere chiara. Perché potrei fare quello che stò facendo, fatto male. Ed io non ne posso proprio più di sentirmi sbagliata per tutti. Io sono così. Io sbaglio. Faccio cavolate. E tante volte sbaglierò ancora e ancora e ancora. Ma lo farò con la MIA testa. E ne pagherò IO le conseguenze, imparando da quel che succederà. Quindi per favore, se veramente volete volermi bene, amatemi per quella che sono perché io non ne posso più di compiacere sempre e solo gli altri, perdendo completamente di vista quella che sono stata, sono e potrei essere in futuro. Io sono così. Cambierò. Crescerò. Maturerò. Ma lo farò non perché seguirò la strada tracciata da qualcun altro, bensì andrò dove mi porterà il cuore, nel tempo necessario a compiere quel percorso. Fermandomi, se necessario. Facendo passare del tempo, tutto quello che ci vorrà. E voglio farlo perché, mi piacevo di più com’ero prima, ed in questo modo, sono io stessa a dirmi di essere sbagliata.

Giusta per gli altri ma sbagliata per me stessa. Essere me stessa ma sbagliata per gli altri. Essere o non essere (se stessi)? QUESTO è il problema.

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One thought on “Primo incontro.

  1. Tesoro, ti ho sempre detto che dovevi smettere di compiacere gli altri. Chi ti vuole bene ti accetterà per quello che sei, con i tuoi errori, le tue imperfezioni e i tuoi sbagli. Sono felice che hai scelto di inziare questo percorso di “riqualificazione” (per usare un termine architettoniggiante”…) personale. Ti sono vicina e sappi che puoi contare sempre su di me perchè ti voglio un bene dell’anima! Ire

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