Studiare in centro.


Studiare al centro di Roma ha senza dubbio il suo fascino. Per me, che vengo da poco fuori il raccordo anulare, entrare in metro quando fuori si vedono ancora i rimasugli della campagna ostiense e uscirne trovandomi a due passi da Piazza del Popolo, sembra sempre di aver percorso chissà quale distanza, geografica e storica, mentre sono solo 20km.

Ebbene dopo 3 anni di andirivieni in tutte le condizioni metereologiche, ho stilato una lista di arricchimenti socio-culturali a cui, solo chi studia in quel preciso punto di Roma, può aspirare:

Testare l'(in)efficienza dei trasporti urbani.

  1. Si, perché, se arrivi alla stazione e riesci a salirincastrarti sul primo trenino che passa senza un arto che penzola dalle porte, che, oltretutto, è arrivato proprio mentre tu stai scendendo le scale per raggiungere la banchina, allora questo significa che arriverai in orario a lezione. Mai verificato.
  2. Se sei riuscito, dopo aver fatto passare (multipli di) minimo due treni, accumulando quindi un ritardo di circa mezz’ora, a salire sul suddetto treno, a non incorrere nel fenomeno del “Fermati e aspetta” anche detto “Un..due..tre….STELLA!” (pratica nella quale i macchinisti della roma-lido potrebbero concorrere alle olimpiadi!) che consiste nel FERMARSI esattamente a METÀ tra una fermata e l’altra e aspettare chissà quale segnale divino, ripartire e rifermarsi qualche metro più avanti, con conseguente ulteriore accumulo di ritardo, circa 5-10 minuti. Mai verificato.
  3. Se, arrivi a piramide e lo schermo sostiene con fierezza che il prossimo treno in direzione Rebibbia passerà tra un minuto (e tu dentro godi come una marmotta) ma, poi, ne passano 5 e ancora non senti neanche le scariche elettriche sui fili. Sempre verificato.
  4. Durante i numerosi scioperi riesci a constatare la serietà e la coerenza del loro manifestare, quando, distrutto da una giornata di lezioni e spossato da tutta la tiritera subìta all’andata (vedi punti 1-2-3) ti ritrovi a tirare un sospiro di sollievo mentre scendi 8mila leghe sottoterra per raggiungere la metro e……..sbatti il muso sui cancelli sbarrati! (e non vi racconto di quella volta che da Flaminio sono tornata  A PIEDI fino a Piramide….sono clemente!). Sempre verificato.

Testare la cultura antropologica.

  1. Quando sali ti incastri in metro, andando ad occupare, per osmosi, tutte quelle zone vuote che si creano tra una persona e l’altra, occupandole con eventuali: gambe (aperte ad angoli non inferiori a 80), braccia (che se ti vedessero senza gente intorno sembreresti un ausiliario del traffico), testa (che, se te dice culo, potrai adagiare placidamente sulla schiena di qualche omaccione+bomber che non noterà la differenza di pressione, dato lo schiacciamento circostante) ma, in casi meno fortunati, finirà sotto l’ascella di qualche muratore che odora di vino in brik già di prima mattina! Sempre verificato.
  2. Quando arrivi in banchina e accanto a te ci sono dalle 3 alle 6 adolescenti vestite fluo (ma rigorosamente con la Vuitton all’avambraccio) che continuano a strillare da una parte all’altra dei binari, attirando la circostante attenzione, al restante gruppo di truzze: “Amoooooòòòò! Guarda che alla fine je l’ho data a Tizziooooooooo!“. E l’altra: “Ma che dàvéro!?! E quànnno?“, “Mà prima, àr bagno dààà stàzzzione!!!ashuashhuaaaaaaah!!“, “Embè e t’è piaciuto!?!?!?“, “Machèèèè! C’aveva n’fagiolino rinsecchito ar pòsto dààà fàva!!!“. (-.-)’ Cito testualmente. Insomma. Alto contenuto culturale in conference-call udibile a un raggio di 1km. Sempre verificato. Anche più volte al giorno.
  3. Quando entri in metro ed hai: – una alla tua destra che mastica 8 big-bubbles a bocca aperta alitandoti a intermittenza nel naso; – uno alle tue spalle che continua a palparti il culo, manco dovesse stilare un report sulla densità elastica del tuo gluteo sinistro; – uno alla tua sinistra, evidentemente uscito da una cava di calce, si tiene ai pali trasversali con, e come te sbagli, il braccio destro, ben steso e proteso nella TUA direzione. Ma la gente, all’acqua e al sapone, gli dàn del Lei? Sempre verificato.
  4. Quando fai un giro per Via del Corso verso le 16 circa, così, per sgranchire il cervello anestetizzandolo con cose bellissime che non potrai mai permetterti, e ti ritrovi a percorrere controcorrente ORDE di LICEALI BRUFOLOSI i cui discorsi base sono: “Ao, com’è annàta oggi àaastoria?“; “Benone!!! Me faccio eee vacanze tranquille!“, “Ma quanto t’hà messo?”, “Me pare 5. Ho aumentato aaà mèdia. Aoò, anvedi quellllll’ààààoooo!!!“. Va bhè, non commento. Sempre verificato.

Fare beneficenza.

  1. Perché tanto c’è sempre il simpaticone che ti ferma con un: “WOW, ma che sei una modella? Ammazza che occhi! Ma che bella ragazza, sei straniera? TU sei sicuramente spagnola! Oh, ma fammelo un sorriso essù!” e poi ti chiedono un’offerta a piacere ( a partire da un minimo di 3 euro, sia chiaro!) per le case di recupero per persone tossicodipendenti. Allora. Adesso dovete spiegarmelo. Perché IO dovrei pagare per far recuperare delle persone che QUANDO AVEVANO LA POSSIBILITÀ DI SCEGLIERE cosa fosse giusto o sbagliato per la loro vita, hanno fatto la scelta sbagliata, BEN CONSCI DELLE CONSEGUENZE? Perché IO, che NON fumo, NON bevo, TANTOMENO MI DROGO, dovrei PAGARE per aiutare chi invece se n’è fregato di tutta l’informazione (e ce n’è davvero tanta, non dite che non lo sapevate a cosa si và incontro) mandando la propria vita allo sfacelo? Avete fatto la scelta sbagliata? Ora pagatene le conseguenze. Che se non ci fosse la richiesta di una data merce, calerebbe anche l’offerta! E magari, diventando un mercato sterile, il nostro paese si ripulirebbe da tutto lo schifo che c’è ora. Sempre verificato.
  2. Perché tanto all’angolo della metro trovi sempre la zingara che ti blocca chiedendoti dei soldi per far mangiare il malcapitato bambino di turno. Ah si? Ha fame la creatura? E allora adesso ti sistemo io. L’ultima volta che sono stata fermata per questa ragione mi sono infilata in pizzeria, ho comprato 5€ di pizza e l’ho messa in mano alla bambina, che mi ha guardata con aria interrogativa. La madre, di tutta risposta, mi ha gentilmente mandata ‘affanculo. E meno male che volevi l’elemosina. Non più verificato, ormai passo oltre.
  3. Perché c’era sempre un vecchino dagli occhi tristi. Non invadente come tanti altri che barboneggiano per le strade di Roma. Lui era diverso. Magro. Troppo magro. Sporco. Sempre seduto sullo stesso scalino. E lui in me ha suscitato davvero la voglia di solidarietà e di aiuto. Non come quelli che chiedono l’elemosina e vanno in giro col bomber Columbia e le scarpe della Nike, o che poi sono anche più grassi di te. Quindi, per un paio di mesi, andando a prendere il pranzo nei dintorni della facoltà mi son fatta dare sempre un panino in più, un pezzo di pizza in più, una bottiglietta d’acqua in più. Per darle a lui. Non mi ha mai ringraziata a parole, ma lo facevano i suoi occhi. Mi ricordo di quella volta in cui, poco prima di un esame, io e Lui gli abbiamo regalato mezzo pollo arrosto con una fetta di pizza bianca, con relativa acqua. Un pasto regale ai suoi occhi. Una gioia immensa per il mio cuore.

Insomma, se avete vissuto qualche altra esperienza esilarante fatemelo sapere! Per favore, non voglio sentirmi l’unica sfigata di Roma! Quindi siate sinceri/e! Ci conto!

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One thought on “Studiare in centro.

  1. Aspetti della nostra società controversi ma ormai diffusi a tutti i livelli. Se ne vedono di tutti i colori, per la maggior parte cose che ti fanno incazzare, cose per cui molleresti tutto e te ne andresti da questo paese che va a rotoli, cose che potrebbero funzionare meglio, ma che nessuno si preoccupa di seguire, perchè troppo impegnato a fregare gli altri. Nonostante per fortuna ci siano persone uniche come TE che si prodigano per un mondo migliore, non riesco a trattenermi dall’esprimere il mio più caloroso VAFFANCULO a tutti quelli che fanno parte del mondo brutto e senza speranza che vediamo ogni giorno.

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