Ho visto cose…


Aeroporto Orio al Serio. Solito tran-tran. Una settimana su, due settimane giù, e così via.

Un’allerta meteo a fomentare l’ansia da rientro.

Vado? Non vado? Vado col treno tra qualche giorno? Resto e basta fino al prossimo aereo? Chiamo mamma(=torna a casa!), sento Lui(=ti prego resta!), sento papà(=fa’ n po’ come te pare!). Gran referendum sul da farsi.

Scorriamo tutti i Tg della fascia oraria dalle 19 alle 20:30, mi faccio coraggio, chiudo la valigia e ci incamminiamo. Saluti, baci, carezze, promesse, speranze prima di varcare la soglia della sicurezza.

Arrivo al Gate n°12. 

Stanno imbarcando un volo per Madrid, leggo sullo schermo l’odiosissima parola DELAYED, abbasso lo sguardo sull’orario. 23:00.

“OK. Stai calma. Non è la prima volta che parti in ritardo, mettiti lì, buona buona col tuo libro e leggi.” mi dico.

Nel frattempo, al gate di fronte, si allunga la fila per Budapest. Inizia il loro imbarco e tutti composti avanzano di passo in passo verso il varco del gate. Purtroppo ancora non sanno cosa li aspetta. Io che, insieme ad una ragazza conosciuta proprio in quel momento, ho assistito allo spettacolo pietoso, non volevo crederci.

Le 3 donne di turno all’accettazione (accuratamente selezionate tra le più acide e scortesi che si potessero trovare) trasudando insofferenza da tutti i pori, fanno guadagnare alla famigerata compagnia aerea i pattuiti 52 euro di sovrapprezzo causa una valigia che per pochi millimetri (MILLIMETRI!!!) non riesce a scorrere bene attraverso le sbarre del test-box. Che poi, non rispecchia affatto fedelmente la misura delle cappelliere a bordo. E’ decisamente (o volutamente?) più piccolo. Come lo so’? Basta fare una prova. Ho inserito millemila volte la mia valigia in quel trabiccolo metallico, e nonostante sia perfettamente allineata alle misure standard Ryanair, quando poi vado a riporla nelle cappelliere, ci sono sempre almeno 15-20 cm di aria tra la “pancia” della borsa e il “soffitto” del vano. Per dire che non sarà quel mezzo centimetro in più a impedire di riporre la valigia al suo posto.

Poco dopo, la malasorte tocca una donna con figlioletta al seguito. A quanto pare la bambina non era munita di documento personale (probabilmente era solo in quello della mamma) e ciò ha comportato per entrambe la  perdita del volo. Se ne sono tornate entrambe mogie mogie verso l’uscita. Mi chiedo: ma se all’andata, in Italia, ci sono arrivate, un motivo ci sarà? 

Ma non è ancora tutto. A lasciarmi letteralmente a bocca aperta è stata la disavventura di una povera ragazza alla quale hanno impedito il passaggio perché aveva una mini-borsetta fuori dal bagaglio. ORA, ok che ci sono delle regole, ok che vanno rispettate per la serena e civile convivenza, ma che TU, stronza inacidita di turno, non faccia passare una ragazza causa 10×7 cm di pochette fuori dal bagaglio, seriamente, STAI MALE.

La poverina ha dovuto rinunciare, lasciandoli sul desk, ad una busta di acquisti (5-6 libri!) e un sacchetto contenente uno spuntino (una banana e un muffin) per poter incastrare la borsettina nella valigia. Una volta chiuso l’imbarco del volo, le 3 arpie sono andate a verificare il contenuto delle buste, probabilmente per poter intascare qualcosa. SOMMA GODURIA alla rosicatio dovuta alla vista dei libri in INGLESE! Una risatina malvagia ha rimbombato dentro di me. BEN VI STA’.

Ma la mia epopea era solo all’inizio. Controllo di tanto in tanto lo schermo, sperando in qualche aggiornamento positivo sul mio volo. MADDECHE’! Partenza prevista alle ore 23:30. Sempre più tardi. Ri-avviso per l’ennesima volta tutti quanti. Fortunatamente c’è questa ragazza a tenermi su di morale, portando una ventata di sarcasmo e allegria su tutta la situazione. Il tempo non sarebbe passato mai, se non ci fosse stata lei! Arriva il momento dell’imbarco. Visto l’anticipo col quale sono arrivata, ero la prima della fila. Una volta strappato il biglietto, aspetto Alina (questo il nome della ragazza) e insieme scendiamo le scale che ci avrebbero portato al bus. Stranamente ci permettono subito di salire, e ci sistemiamo strategicamente vicino alla porta a ridosso della divisione tra priority e non priority, MA.

Ma quel malefico trabiccolo non è pronto a partire. Compressi come sardine, in piedi da almeno due ore, agognanti il fatidico ritorno a casa, eravamo tutti esasperati. Saremo stati circa 20 minuti in quelle condizioni, dopodiché, il mezzo si è mosso. Oddio, mosso è una parola grossa. Andava talmente lento, che una nonnina a piedi l’avrebbe superato agilmente. Dopo un bel tour di tutti gli aeromobili disposti in fila sulla pista, aspettiamo speranzosi che ci venga indicata una meta. Dall’altoparlante dell’autista si sentono voci confuse, ignare del fatto che, ebbene si, ancora un altro aereo dovrebbe partire. IL NOSTRO.

Passano altri 10 minuti aspettando notizie dalla torre di controllo. Sono le 23.40 e ancora non abbiamo messo piede sull’aereo. Il sarcasmo lascia spazio al malumore generale. Ok che il biglietto è costato poco, ma DIAMINE, comunicate tra di voi, diteci di che morte dobbiamo morire!

23.50, finalmente si aprono le porte del bus, e possiamo salire su quel dannatissimo aereo! FORSE, e dico FORSE, arriveremo a casa felici e contenti.

Dalle 20:50 alle 00:40. Questa la durata del mio ritorno a Roma.

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