Voltati.


CasetteLe mattine ventose le sono sempre piaciute molto. Non mette il lucidalabbra alla vaniglia, come suo solito, proprio perché sa che adora quando i capelli le scivolano sul viso e non restano appiccicati, tutt’uno col suo sorriso.

Entra nel suo mondo nel quale le cose belle sono sempre in alto: il cielo, le nuvole, le fronde profumate degli alberi fioriti, una dichiarazione d’amore scritta su un muro, la storia di un ombrello abbandonato sul muretto di una scuola.

Entra nel suo mondo incastrando bene le cuffiette, non un suono circostante deve minacciare il piacere che prova ascoltando le sue melodie preferite, accarezzata dai sospiri del vento. Uno dopo l’altro la spingono all’apice di quella salita. Adora voltarsi e guardare dall’alto il luogo in cui è nata, cresciuta, diventata grande. Ha fiducia nelle sue origini di periferia.

In particolare le piacerebbe dipingere quell’avvallamento merlettato di casette colorate, tutte uguali, ma diverse. Prendere un cavalletto, piazzarlo lì, in mezzo alla strada, tirare fuori i colori più belli e fissare quell’immagine che da anni porta nel cuore, così come la vede lei. Magari un giorno chiuderanno quella strada e potrà farlo. Magari.

Passo dopo passo giunge a un bivio. Sa perfettamente che le due strade portano nello stesso punto, ma sa anche che i due percorsi la condurranno in posti diversi.

Se girerà a destra si ritroverà in una stradina residenziale, piena di alberi, la luce filtrata le farà alzare il volto al cielo, per percepire le macchie d’ombra danzare sul suo naso. Se proseguirà dritto incrocerà sguardi di tutto il mondo, saluterà e ringrazierà per aver potuto guadare il fiume delle strisce pedonali, in quella jungla che non è altro che il suo quartiere. In entrambi i casi, camminerà a passo svelto, anche se in salita.

Arriva nella piazza centrale. Il concetto di centralità la rassicura. Le piace il fatto che proprio al centro ci siano degli alberi e delle panchine, incita alla vita. La percorre. Le vetrine sono sempre interessanti da osservare, rispecchiano esattamente il tipo di clientela che accoglieranno.

Continua a camminare, e ripercorre con la memoria i passi saltellanti di una bambina di 5 anni. La stessa che, anni prima, camminava su quelle grate, in inverno, perché l’aria, lì, era più calda, e le sembrava che quell’aria la scaldassero proprio perché doveva camminarci lei. La mente dei bambini crea logiche inspiegabili. Torna indietro, questa volta entra in un negozio. Prova un vestitino a pois, ma lo posa. Si guarda intorno, le piace tutto ma non abbastanza. Esce.

Sbriga le sue commissioni. Torna con la mente sulle note di quel brano e pensa che colonna sonora migliore non possa esserci per una giornata ventosa come quella. Spinta da quelle note, torna a incamminarsi verso casa. Incrocia diversi sguardi, alcuni di essi sorridenti. Due occhi verdi, grandi, luminosi, brillano svelando ciglia, denti, occhi, zigomi, capelli, occhi, mani. Arrossisce, prosegue dritta scostandosi l’ennesima ciocca di capelli dalle labbra. Abbassa la testa, allunga il passo.

Svolta a destra ed è tutto in discesa. Il vento continua a sospingerla verso casa, la musica sempre più intensa, il sole caldo sulla pelle. Versa una lacrima.

Qualcosa non va, c’è un elemento di disturbo nei suoi passi. Sarà una foglia, pensa, e va avanti.

Abbassa lo sguardo. Non è una foglia, bensì un foglietto. I marciapiedi sono pieni di cartacce, non se ne cura troppo. Prosegue ancora, irritata da quell’interruzione dei suoi sogni ad occhi aperti.

Il foglietto continua a sbatterle sul tallone destro ad ogni passo. Anche cambiandone il ritmo, lui è sempre lì. Come se la seguisse. Continua ad ignorarlo ancora per qualche minuto, poi, d’un tratto, si ferma.

Si abbassa.

Raccoglie il foglietto.

E’ piccolo, stropicciato, sporco, piegato male. Della grandezza di un dito.

Lo apre.

Voltati.

Bizzarro. Lo guarda di nuovo.

Voltati.

Insiste lui.

Fa per buttarlo, c’è un secchio ad un solo passo da lei.

Allunga la mano, dischiude le dita. Ci ripensa. Lo stringe.

Ritrae la mano, apre di nuovo il foglietto.

Voltati.

Va bene, pensa, mi volto.

Si volta.

Due occhi verdi, grandi, luminosi, brillano svelando ciglia, denti, occhi, zigomi, capelli, occhi, mani.

Arrossisce. Stavolta non abbassa lo sguardo.Voltati

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6 thoughts on “Voltati.

  1. Dovresti scrivere ogni qualvolta sei ispirata, e’ cosi’ bello leggere cio’ che scrivi, sembra di essere li’.
    …Voglia di te ❤

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