Su di me.


Non credevo mi sarei mai dedicata così seriamente ad una delle passioni che più mi appagano. Scrivere mi ha da sempre accompagnata in tutte le tappe della mia vita, e non saprei immaginare gli anni futuri senza questo magico passatempo ad accompagnarmi.

Ricordo che ancor prima di essere ammessa all’asilo, mamma mi insegnava a leggere, nel lettone, le fiabe dei fratelli Grimm. Non sò se imparai allora, ma ricordo che in qualche modo, quando mi chideva di leggerle qualche pagina, le parole che inseguivo con il dito ricalcavano esattamente quelle che pronunciavo (forse perché ormai sapevo tutte le fiabe a memoria!). E al primo giorno di asilo stupii la maestra scrivendo con il gesso su una lavagnetta il mio nome, cognome e qualche altra scemenza tipica di una bimba di 4 anni.

Successivamente dovetti imparare a controllare quel che scrivevo. Non formulando correttamente le frasi a livello sintattico, e quindi riportando ciò che veniva richiesto attraverso gli occhi di una bambina, e quindi senza quel velo di malizia che appartiene alle convenzioni del tutto adulte, ho rischiato più di una volta di creare dei simpatici (ma decisamente rognosi) malintesi. Devo dire di essere sempre stata appassionata di letteratura, probabilmente perché avendo trascorso gran parte dei miei pomeriggi da sola per via dei lavori dei miei, era il modo con cui il tempo mi passava più velocemente e in modo più intenso, interattivo. Il periodo delle elementari lo ricordo come il più bello, da questo punto di vista. Le maestre ci spronavano a leggere portandoci una volta a settimana alla biblioteca scolastica, ed io, puntualmente, ero quella che prendeva in prestito i libri più massicci e meno infantili, derisa e schernita da tutti i compagni che, invece, optavano per i “piccoli brividi” o cose così. Si, ero anche quella che li riconsegnava per prima, e allora?! Per questo devo ringraziare la maestra Paola, che, prendendomi da parte, mi spronava, con dolcezza, a inseguire con dedizione e costanza questa passione, difendendomi, se necessario, dalle angherie dei vari compagni.

Giunta alle medie, chevvelodicoaffà. Periodo di intensi cambiamenti, fisici, psicologici e ormonali. Mettiamoci pure che ero piuttosto bruttina e grassottella. Aggiungiamoci anche che non ero il massimo della simpatia per via della mia impacciataggine e per i miei interessi fuori dal coro (come per esempio la musica classica, dal momento che..èhm..studiavo pure pianoforte!). E si, ero quella che deteneva ad honorem il titolo di “secchiona“, va a capire poi perché. Insomma, sul sociale non ero messa bene…E allora come passavo le ricreazioni invece di fare lo struscio per i corridoi cercando di rimorchiare a più non posso? Leggevo. Si. Una decina di classi tutte riversate nei corridoi, ed io in aula con i miei fantasy.

Gli anni del liceo sono stati abbastanza strani. Strani perché la mia classe non era coesa, anzi, c’erano anche dei piccoli razzismi interni dovuti alla geograficità di provenienza. Strani perché sottobanco si erano formate come delle piccole mafie, o un velatissimo bullismo che però, non sò perché, si evitava di denunciare o affrontare. Forse perché in una classe di quasi sole ragazze, è inevitabile, estrogeni a go-go. Qui ho scoperto veramente cosa significa sentirsi inadeguate. Io non mi sentivo al posto giusto. Cercavo collaborazione, coesione, comprensione e trovavo invece competizione, falsità, gruppetti. Quelle rare volte che mi sono permessa di dire la mia me ne son dovuta pentire amaramente, minacciata di pestaggio. E quindi che fai? Quando nessuno ti capisce, nè cerca di capirti perché non gli interessa capirti? Cosa fai quando non trovi una compagnia sincera, autentica, affettuosa ma soprattutto costante, pronta a non voltarti le spalle al primo bisogno d’aiuto? Quando ti senti un pesce fuor d’acqua per 5 interminabili anni? Ti chiudi in te stessa, centellinando le esternazioni al minimo indispensabile. Non che io non ci abbia provato, a modo mio ho tentato più di una volta di “aggregarmi“. Però non ci riuscivo, era più forte di me. Non riuscivo a fondare ogni mia argomentazione sul sesso, sui ragazzi, sulle canne, su come fregare i prof e su dove andare in discoteca al sabato sera. No. E quindi….leggevo. I miei adorati romanzi storici che mi hanno insegnato tanto, specialmente sui rapporti interpersonali e non mi hanno mai, mai abbandonata. Hanno indirizzato la mia mente su temi più sentiti, in quegli anfratti storiografici che i libri non sempre riportano, in quegli aspetti delle biografie di artisti che i nostri punti di vista fin troppo spesso ignorano. Ho formato il mio carattere grazie alla lettura, e in ogni scritto scolastico ho voluto imprimere un po’ di me, un po’ delle mia prospettiva e della mia posizione tendente sempre ad interpretare l’avvocato del diavolo. Mi stimolava immensamente scrivere di un argomento sforzandomi di non seguire esclusivamente il mio punto di vista, ma di distaccarmi da esso cercando di analizzare il problema da più angolazioni, anche del tutto trasversali alla mia. E’ un gioco che amo fare.

Ed oggi…dopo 3 anni di università posso dire di essere ancora una lettrice accanita. Ma non per rifugiarmi al sicuro dal mondo reale, fin troppo spesso violento e deludente. No. La lettura è divenuta talmente tanto parte del mio essere che uscire di casa senza un libro nella borsa mi agita di più del dimenticare il cellulare sulla scrivania. E così è per la scrittura. Scrivere per me è essere ascoltata. Cosa che non sempre mi succede, e alla quale io tengo irreprensibilmente. Fin troppo spesso mi accorgo che le persone sentono quello che dico ma non percepiscono, non ascoltano quel che effettivamente stò cercando di comunicare. E se scrivo, specialmente in un luogo pubblico, come può essere questo blog, solo chi è effettivamente interessato a leggere, e quindi ad ascoltarmi, soggiorna e dedica una piccola parte del suo tempo a questo scopo.

E mi riempie di gioia. Tanta.

Quindi voi passeggeri che transitate di qua, lasciate segno del vostro passaggio. Mi regalereste tanti piccoli attimi di felicità.

Sara.

15 anni….e naturalmente…..LEGGO!

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13 thoughts on “Su di me.

  1. Non perdere mai la tua sete di sapere e la tua voglia di raccontare e raccontarti, perche’ sono una dote rara…e poi perche’……perche’ mi piaci cosi’!……<3

  2. Una cosa bella dell’insegnamento è intravvedere nei bambini dei sogni, delle aspirzioni e delle capacità, i “da grande vorrei fare…”. La cosa più bella ancora sono i “da grande vorrei essere…” ed è incredibilmente bello quando quei desideri camminano verso il compimento. Grazie a te Sara!

      • Beh, ero… effettivamente interessata a leggere e ad ascoltarti.
        Leggerti è stata un’emozione, ho percepito un pò di come sei. Ed io sono grata alla vita quando, giorno dopo giorno, scopro che il mondo è fatto, anche, di tante belle persone.
        Sono più di quante pensassi! 😉
        E non importa se un incontro, una frase gentile o un’emozione positiva avranno modo di accadere ancora con la stessa persona: lasciano comunque qualcosa che apre il cuore, ed è questo che io chiamo un attimo di felicità.
        Ciao, Sara.

        Loryan

  3. Abbiamo molto in comune, soprattutto per quanto riguarda gli anni di elementari e liceo; meravigliosi i primi, avevo due maestre fantastiche che non smetterò mai di ringraziare, da incubo i secondi, sono sopravvissuta senza perdermi solo grazie ad una professoressa bravissima, non ti dico la gioia quando giorni fa ho trovato per caso una sua intervista su un noto quotidiano 🙂
    Hai scritto un post davvero bellissimo, e quella foto è un amore, esprime tutta la tua dolcezza!

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