Ho freddo.


Non è una situazione facile, e non è facile neanche spiegarla, perché già a me, per prima, sembra assurda. Ma devo farlo perché non mi sento capita.

Non è raro che una volta a letto, sotto le coperte, a tarda notte, io ancora non dorma, ma tremi. Tremo perché ci sono troppe cose che vorrebbero scoppiare, troppe delusioni tenute li, buone, con la garanzia che andrà tutto bene, domani. Tremo perché ho freddo, di quel calore che scalda il cuore, che lo sprona a battere, di gioia, d’amore, di felicità.

Io non sento più nulla. Sono delusa, amareggiata, sconfortata e stò cercando di fare i conti con questo muro contro il quale prima o poi dovevo andar a sbattere. A me è successo ora, in questo periodo della mia vita. A chiunque altro potrà capitare prima, dopo, o mai. E’ successo e non posso più tirarmi indietro.

Sono una persona maturata ma mai cresciuta. Sono la bambina molto alta o la donna troppo minuta che mio padre teneva morta tra le braccia, nel sogno di ieri. E la mia lotta è ucciderla, perché non sono io. Ma la domanda è CHI sono io?

Sono la ragazza studiosa? Davvero? Lo sono perché l’ho scelto io o perché lo son voluta diventare per non deludere chi mi stà attorno? Sono la ragazza educata e a modo? Ma lo sono perché altrimenti venivo rimproverata dai miei genitori o perché ho colto l’importanza dell’educazione nella società attuale? Tutto ciò che sono, tutte le mie scelte, sono le MIE, in quanto effettuate da ME, o sono solo il frutto di continui direzionamenti, consigli, obblighi? Io non sò più riconoscere qual è la vera me. Se quella che hanno creato o quella che si è creata col passar degli anni. Al momento mi sento nulla. Vuota. Sono in un limbo cercando di capire cosa è effettivamente parte di me e cosa mi è stato inculcato. Sono un’attrice della mia vita, e neanche tanto brava, tra l’altro. Sono così immedesimata in questo personaggio che non ricordo più chi è la persona che stava recitando. Ero forse Io? E da quanto tempo non la incontro, questa Io? A che altezza del percorso l’ho lasciata? Riuscirò a ritrovarla senza perdermi di nuovo? Esiste ancora?

Finora ho solo un sacco di domande per la testa. Sento dei bisogni ma non è detto che chi mi circonda sia disposto ad aiutarmi a soddisfarli. E’ come cominciare da capo. Devo poter riscoprire tutto per reimparare come agirei IO e non quell’altra che sono stata fin ora. Dovrei reimparare e riscoprire l’amore, l’amicizia quella vera, l’affetto, l’innamoramento, l’entusiasmo, la voglia di fare, la passione, le certezze, le speranze. Forse la Me sepolta s’è stufata di osservare il patetico teatrino dell’attrice messa un gradino più alto di lei. E’ arrivato il momento in cui si sente soffocare e vuole uscire allo scoperto. Ma per farlo deve ripercorrere tutti gli aspetti di quegli anni passati rinchiusa in un angoletto di esistenza senza mai poter vedere la luce del sole. E ne ha paura.

Ha paura di non venir accettata, diversa com’è da quella cui le persone son sempre state abituate. Paura di venir rifiutata. Paura di non venir capita. Paura di non essere amata. Lei ora è come una bambina. Si può chiedere a una bambina di cavarsela da sola nel mondo? Quella Me ha paura, per questo la notte trema. Viene fuori, fà capolino, come a ricordarmi “Ehi, ci sono anch’io qui! Mi dedicheresti qualche momento?”. Ma è troppo tardi, quando lo fà. E’ notte e la notte passa in fretta lasciando il passo a un nuovo giorno durante il quale la maschera della Sara attuale riprende il suo impiego. Essere accettata dal mondo. Essere conforme all’immagine che il mondo s’è fatta di lei. Non deludere le aspettative. Rendere tutti orgogliosi e fieri. Amare, si,  ma senza opprimere, senza rompere, senza pretendere, senza chiedere, senza piangere, senza lamentarsi, senza ingelosirsi.

Come posso non chiedere aiuto, adesso? E’ dura scontrarsi con l’orgoglio che, dal canto suo, mi comanda sempre di cavarmela da sola. Ma una volta affrontato questo scoglio, lo scoglio dell’ammettere che si, sono in difficoltà, mi sento sola e per niente capita, c’è effettivamente qualcuno pronto a tendermi la mano? Non lo sò. Ho scavalcato l’ostacolo e mi è costato fatica, ma finora la spiaggia è deserta. Stò urlando “Qualcuno mi aiuti!!!” ma l’unica risposta che ricevo è ” Cavatela da sola, fatti bastare quel po’ che hai e non vittimizzarti.”

Bhè. Aver bisogno di aiuto non vuol dire vittimizzarsi. Vuol dire tendere la mano verso qualcuno quando si tenta di ottenere dei risultati ma non li si vede arrivare. Vuol dire non potercela fare da sola. Vuol dire avere il bisogno di sentirsi dire: “Va tutto bene, ci siamo qui noi, vogliamo solo che tu sia felice e faremo di tutto affinchè tu lo possa essere.” Spiegare qual è il problema che ci affligge non significa vittimizzarsi. Come si può risolvere un’equazione se non si ha il testo? Come può un chirurgo operare un paziente se non sà di che male soffre? Come posso io sapere cosa si deve fare se io per prima non sò cosa mi possa far bene? Posso solo chiedere aiuto, dal canto mio. Chiedere aiuto e sperare che la risposta non sia sempre il solito “Accontentati così.”

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3 thoughts on “Ho freddo.

  1. Ci divedie una città intera..a molta gente, che magari non conosce Roma, può sembrare poco ma purtoppo non è così. Incontrarci è difficile, complicato, lo sappiamo. La nostra via di mezzo è la Facoltà ma gli orari dei corsi, gli impegni e le avvrsità spesso ci dividono. Ho una vita fitta e scandita dagli impegni più disparati, tra il lavoro, l’università, la casa, il vestito, il fioraio, il prete, la famiglia e l’immancabile gatto non ho praticamente più tempo per me…ma questo non vuol dire che non ci sono. Per te ci sarò sempre…magari non potrò esserci sempre fisicamente, ma se hai bisogno di me, o se hai solo voglia di una chiacchierata, basta alzare il telefono. Ti voglio bene ❤

  2. quanto condivido…. sai non è una consolazione ma il problema è di molti, per me si tratta di coraggio, coraggio di dire e fare sempre quello che si pensa e non quello che è meglio fare, non è facile trovare il giusto compromesso tra le cose fatte per “dovere” e quelle fatte perchè “sentite”. Io sono arrivata a farmi colpe, poi a farne agli altri .. ancora penso e non capisco perchè non ho il coraggio di agire, forse perchè non mi va di lottare o forse perchè mi manca il coraggio di vivere!!!!
    Però da genitore ti dico , che sicuramente sopra ad ogni cosa quello che voglio è il bene di mio figlio e senza dubbi è così anche per i tuoi… certe sensazioni forti vanno confessate è il primo passo verso la serenità. E poi magari elaborando la cosa confrontandoti con loro che sono il tuo forte riferimento, non è detto che scoprirai di volere solo quello che già hai.
    Un abbraccio, Lory

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